La candidata del "campo largo" replica duramente alle accuse del sindaco Massimo Grillo: «Attacchi personali per coprire l'assenza di risultati. Sostenere che chi lavora fuori non ami la propria città è un insulto a un'intera generazione di giovani siciliani».
La sfida elettorale per il 2026 non è più solo un confronto tra programmi, ma un vero e proprio scontro frontale sui valori e sulle storie personali. Dopo giorni di pesanti stoccate da parte del sindaco uscente Massimo Grillo, arriva la replica ferma e appassionata di Andreana Patti. Una risposta che non si limita a difendere le proprie scelte professionali, ma ribalta il tavolo, accusando l’attuale amministrazione di usare logiche politiche superate.
«La pezza è peggio del buco»
Andreana Patti esordisce definendo i recenti chiarimenti di Grillo come un tentativo maldestro di delegittimazione. «Quando mancano visione e risultati, si sposta il confronto sul piano personale», attacca la candidata, rivendicando con orgoglio le proprie radici: dalle elementari a Terrenove Bambina ai sacrifici da pendolare, fino alla scelta di restare in Sicilia dopo le stragi del '92 per lavorare fuori dalle logiche del clientelismo.
Il punto più caldo della replica riguarda il concetto di "amore per la città". Per la Patti, l'accusa di Grillo è un'offesa a tutti i marsalesi che lavorano fuori: «Non devo chiedere scusa per la mia carriera o per l'incarico di esperta PNRR. Ho costruito la mia autonomia con dignità» e sui giovani «Dire che chi lavora fuori non ama Marsala è mancare di rispetto ai tantissimi giovani costretti ad andare via proprio a causa di una politica che non ha saputo offrire prospettive».
La dichiarazione si chiude con una dichiarazione di guerra alla "vecchia politica". Andreana Patti si presenta come il volto della libertà e dell'autonomia: «Io non devo nulla a nessuno e non accetterò mai compromessi. La logica del favore ha i giorni contati: Marsala ha bisogno di cambiare guida e metodo».
La dichiarazione integrale:
Quando la pezza è peggio del buco.
Negli ultimi giorni il Sindaco uscente ha deciso di attaccarmi sulle mie scelte professionali, sostenendo che sarebbero la prova del mio scarso amore per Marsala. È un tentativo evidente di spostare il confronto dal terreno politico a quello personale: quando mancano risultati concreti e una visione per il futuro, si cerca di delegittimare chi rappresenta un cambiamento vero.
Mi definisce “burocrate” come se fosse un’offesa, dimenticando che proprio il Sindaco, per legge, è l’organo di vertice che rappresenta l’ente, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici, pertanto, dovrebbe esprimere maggiore rispetto per chi lavora per lui nella pubblica amministrazione.
Non accetto lezioni di Amore per la mia Città da nessuno. Nel 1992 avevo 20 anni e, dopo le stragi, decisi che il mio posto era la Sicilia e che avrei svolto il mio lavoro lontana dalle logiche del clientelismo politico.
Sono nata in contrada Berbarello; ho fatto le scuole elementari a Terrenove Bambina e le medie nella stessa scuola, nel turno pomeridiano, perché non c’erano aule sufficienti. Ho frequentato il Liceo Classico prendendo ogni mattina, per cinque anni, un autobus vecchio, affollato, maleodorante e privo di riscaldamento e aria condizionata. Ho aspettato, all’uscita, un autobus che mi facesse tornare a casa alle tre e mezzo del pomeriggio, in una piazza frequentata da spacciatori. Ho frequentato la Chiesa della mia Contrada, in cui un uomo come don Peppuccio Augello ha insegnato a noi giovani quale forza avesse il volontariato e ci ha esortato a impegnarci e a non “essere timidi”.
Sono stata una scout e lo sarò per sempre. Ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza in Sicilia, mi sono laureata e ho conseguito l’abilitazione da avvocato. Ho rinunciato a trasferirmi a Milano nel 2000, assumendo l’incarico di esperta in una grande società, per rimanere in Sicilia.
Ho lavorato per 26 anni per diverse pubbliche amministrazioni e, solo svolgendo l’incarico di assessore del Comune di Trapani, mi sono accorta di quanto ancora i decisori politici siano il perno su cui si fonda realmente il cambiamento di una città. Non devo chiedere scusa se ho scelto, nell’ottobre 2023, l’aspettativa per ricoprire l’incarico di esperta PNRR della Regione Siciliana in piena coerenza con la mia professione e la mia libertà. E il campanilismo che soffia sulla contrapposizione Marsala-Trapani non ci ha portato fin qui a niente di buono per l’intera provincia.
C’è un punto, in particolare, che non posso accettare: sostenere che non si ami la propria città perché si lavora fuori significa mancare di rispetto a un’intera generazione di giovani marsalesi e siciliani costretti ad andare via per trovare lavoro. Non sono partiti per mancanza di amore, ma perché la politica che ha governato questa terra per troppo tempo non ha saputo offrire prospettive reali. E oggi chi ha contribuito a questo declino non può permettersi di giudicare le scelte di chi ha costruito la propria autonomia con dignità.
È proprio contro questa mentalità che mi candido. Contro la logica del favore, contro l’idea che, per lavorare o impegnarsi per la propria città, si debba essere riconoscenti al politico di turno. Io non devo nulla a nessuno e non accetterò mai compromessi che tradiscano la mia libertà e il rispetto per i cittadini.
Marsala ha bisogno di cambiare guida, metodo e visione. Se ne faccia una ragione il Sindaco uscente: il vento è cambiato e la vecchia logica politica ha i giorni contati.