Il sessantaduenne, condannato in primo grado a oltre 14 anni, pare avesse iniziato a collaborare con la DDA.
Bernardo Pace, noto con il soprannome di "Tino di Trapani", si è tolto la vita martedì sera all'interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Il ritrovamento del corpo è avvenuto intorno alle 18:30 nel blocco E dell'istituto penitenziario, un’area solitamente dedicata ad attività trattamentali e universitarie. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo sarebbe morto per impiccagione.
L'uomo era una figura centrale della maxi-inchiesta Hydra, l'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha svelato l'esistenza del cosiddetto "sistema mafioso lombardo" e di cui abbiamo ampiamente scritto. Si tratta di una presunta alleanza d'affari tra esponenti di Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra operanti nel Nord Italia. Pace era stato condannato lo scorso 12 gennaio a 14 anni e 4 mesi di reclusione al termine del processo celebrato con rito abbreviato, che ha visto coinvolte altre 61 persone.
Originario del trapanese, Pace era ritenuto dagli inquirenti un elemento di collegamento con il mandamento siciliano e, nello specifico, vicino alla sfera d'influenza di Paolo Aurelio Errante Parrino, figura storicamente legata alla famiglia del boss Matteo Messina Denaro. Insieme a lui, nello stesso filone processuale, erano stati condannati anche Michele e Domenico Pace.
Un dettaglio di particolare rilievo: nelle ultime settimane il sessantaduenne avrebbe intrapreso un percorso di collaborazione con i magistrati della DDA milanese. La notizia del suicidio giunge in un momento processuale delicatissimo, a ridosso del 19 marzo, proprio oggi, data fissata per l'apertura del dibattimento ordinario che vede imputate altre 45 persone coinvolte nella medesima indagine.
La morte di Pace riaccende i riflettori sulla complessità del sistema Hydra, un consorzio criminale unitario capace di superare le storiche divisioni tra clan per gestire in modo coordinato gli affari illeciti in Lombardia. Restano ora da chiarire le dinamiche che hanno portato al gesto estremo all'interno di una sezione carceraria considerata meno restrittiva rispetto al regime ordinario.