I Guardiani del Territorio attaccano duramente il governo regionale per l'inaugurazione della nuova rete irrigua e idroelettrica alla diga Trinità. L'associazione denuncia un paradosso: si spendono milioni di fondi pubblici per automazioni, tubi in PVC e turbine di ultima generazione, ma l'invaso è privo di collaudo definitivo e bloccato ad appena il 30% della sua capacità. Senza interventi strutturali per riempire la diga, le nuove tecnologie restano una scatola vuota che non risolve la drammatica carenza d'acqua per gli agricoltori trapanesi.
La nota diffusa agli organi di stampa:
C'è una diga Delia o meglio Trinità, a sentire l'Assessorato, che sta per diventare una centrale verde: due turbine per la produzione di energia pulita, vasca d'accumulo a 100 metri d'altezza tutta da ristrutturare, camere di manovra all'ultimo grido, telecontrollo, automazione, venti chilometri di tubi nuovi di zecca in PVC. Cinque imprese al lavoro, un consorzio d'eccellenza tra loro, fondi FSC, legge 178/2020, diciotto mesi di cronoprogramma. Persino gli assessorati si sono messi in fila per il taglio del nastro a contrada Roccolino Soprano: Agricoltura, Istruzione, dirigenti generali, commissari straordinari, direttori dei lavori. Mancava solo la fanfara.
O forse no. A ben guardare, mancava qualcun altro, e non è un dettaglio da poco: tra tante fasce e tanti caschi da cantiere non si è vista traccia dell'Assessorato dell'Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, che attraverso il Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti è, per legge, il soggetto gestore delle dighe siciliane. Si inaugura cioè una rete di distribuzione senza il padrone di casa dell'acqua che quella rete dovrebbe distribuire come organizzare il battesimo senza invitare il genitore. Un'assenza fragorosa, che dice più di tante dichiarazioni: della diga, di chi la gestisce davvero, non si parla.
E poi c'è una diga Delia vera, quella che esiste fuori dai comunicati: ferma a circa il 30% della sua capacità d'invaso, senza collaudo definitivo, orfana di manutenzione ordinaria e straordinaria. La stessa, identica diga. Perché è qui che la favola si incrina. Si parla di "svolta storica dopo 70 anni", di un governo regionale che finalmente "torna a investire", di un'agricoltura con "maggiori diritti e meno favori". Belle parole, che però si fermano sempre un metro prima del punto vero: a cosa serve una rete di distribuzione all'avanguardia, con tanto di turbine e telecontrollo, se il serbatoio da cui dovrebbe partire l'acqua resta pieno per meno di un terzo? Si può automatizzare, digitalizzare, rendre "trasparente" quanto si vuole la distribuzione di un bene che, semplicemente, non c'è in quantità sufficiente.
Colpisce, en passant, che tra i 250 milioni di euro destinati dalla Regione ai Consorzi siciliani si sia trovato spazio per turbine e camere di controllo, ma non per l'unico intervento davvero risolutivo: il collaudo definitivo degli invasi. Si investe con entusiasmo sulla cornice e si lascia vuoto il quadro.
Non stiamo chiedendo di fermare i cantieri, sia chiaro. Ma di smetterla di raccontarli come se risolvessero un problema che, in realtà, nemmeno sfiorano. Servono, con la stessa urgenza e le stesse risorse annunciate per tubi e turbine:
- il collaudo definitivo delle dighe Trinità e Rubino, non più rinviabile;
- un piano straordinario di manutenzione strutturale degli invasi, per riportarli alla piena capacità non alla piena retorica;
- un cronoprogramma pubblico e verificabile anche su questo fronte, con le stesse tempistiche puntuali di diciotto mesi che si annunciano per le tubature;
- a presenza, alle prossime inaugurazioni come nei tavoli decisionali, dell'Assessorato dell'Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità e del Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti, che gli invasi li gestiscono davvero non solo sulla carta.
Il governo regionale ha il dovere di spiegare agli agricoltori della provincia di Trapani perché un piano così ambizioso, così tecnologico, così "green", scelga sistematicamente di ignorare il collo di bottiglia reale del sistema irriguo: l'acqua che manca all'origine. Forse perché una turbina fotografa meglio di un collaudo. Forse perché "centrale idroelettrica" suona meglio di "invaso al 30%".
I Guardiani del Territorio continueranno a vigilare su questo dossier, con la pazienza di chi ha imparato che, in questo territorio, le inaugurazioni si moltiplicano più in fretta dell'acqua nelle dighe.
I Guardiani del Territorio