Maria Concetta Riina lascia il carcere: per la figlia del boss scatta l'obbligo di dimora a Corleone

Il caso trae origine da un’inchiesta condotta dal Ros dei Carabinieri

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
21 Gennaio 2026 19:20
Maria Concetta Riina lascia il carcere: per la figlia del boss scatta l'obbligo di dimora a Corleone

La vicenda giudiziaria che vede protagonista Maria Concetta Riina, primogenita del defunto capo dei capi di Cosa Nostra, ha fatto registrare una significativa svolta nelle ultime ore. Dopo mesi di detenzione seguiti a una complessa battaglia legale sulla misura cautelare, la donna ha ottenuto la scarcerazione. Il Giudice per le indagini preliminari di Firenze, a seguito dello svolgimento dell'incidente probatorio, ha infatti attenuato il regime detentivo disponendo per lei l'obbligo di dimora nel comune di Corleone.

Il caso trae origine da un’inchiesta condotta dal Ros dei Carabinieri e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze (ne avevamo parlato qui), avviata nell'estate del 2024. Le accuse contestate alla Riina e a suo marito, Antonino "Tony" Ciavarello, riguardano i reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la coppia avrebbe preso di mira due imprenditori toscani, attuando una pressione intimidatoria basata sul richiamo esplicito alla caratura criminale della famiglia d'origine. In un episodio specifico avvenuto in provincia di Siena, la donna sarebbe riuscita a farsi consegnare mille euro in contanti e una cesta di generi alimentari dal valore di 350 euro, utilizzando frasi volte a sottolineare come il prestigio criminale del clan fosse rimasto immutato nel tempo.

Il percorso processuale della misura cautelare è stato particolarmente tortuoso. Inizialmente, il GIP aveva respinto la richiesta di arresto, ma la Procura fiorentina era riuscita a ribaltare tale decisione davanti al Tribunale del Riesame. Successivamente, il 17 ottobre 2025, la Corte di Cassazione aveva posto il sigillo definitivo sulla custodia in carcere, rigettando il ricorso della difesa e rendendo esecutivo il provvedimento restrittivo. La Suprema Corte aveva confermato la validità dell'impianto accusatorio, sottolineando la gravità delle minacce rivolte alle vittime, tra cui quella effettuata da Ciavarello attraverso un cellulare introdotto illegalmente in un penitenziario dove si trovava già ristretto per altri reati.

L'attuale decisione di attenuare la misura, con il trasferimento della Riina a Corleone sotto il vincolo dell'obbligo di dimora, segna una nuova fase del procedimento. Se per la donna si aprono le porte del carcere dopo circa tre mesi di detenzione, la situazione rimane diversa per il marito. Antonino Ciavarello resterà infatti in cella, non solo per le accuse legate alle estorsioni in Toscana, ma anche perché deve continuare a scontare una pena precedente legata a una frode. L'inchiesta della DDA di Firenze prosegue ora verso le fasi successive del giudizio, con l'incidente probatorio che ha cristallizzato gli elementi di prova raccolti finora.

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