Elettrodotto Sicilia-Tunisia, conseguenze per la pesca?

Il progetto TUNITA di Terna prevede la realizzazione un cavo sottomarino da Marinella di Selinunte a Capo Bon. Ecco come

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
09 Agosto 2021 08:12
Elettrodotto Sicilia-Tunisia, conseguenze per la pesca?

Nei giorni scorsi è stata diramata una nota stampa in merito al progetto “TUNITA” della società Terna per interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia, il ponte energetico invisibile che collegherà Europa e Africa. Il nuovo collegamento contribuirà a rendere la Sicilia un hub energetico europeo per la gestione dei flussi di energia, specialmente da fonti rinnovabili, mettendo in comunicazione la stazione elettrica di Partanna con una corrispondente stazione in Tunisia, nella penisola di Capo Bon.

Il progetto seguirà ora le fasi di preparazione della documentazione progettuale e ambientale e, nei primi mesi del prossimo anno, sarà trasmesso in autorizzazione al Ministero della Transizione Ecologica.

L’elettrodotto avrà una potenza di 600 MW in corrente continua e sarà collegato alla rete elettrica nazionale con una stazione di conversione, realizzata con architetture e colori in sintonia col paesaggio, che sorgerà in prossimità dell’attuale stazione elettrica di Partanna. Si arriverà alla costa con un cavo interrato che percorrerà strade esistenti, non alterando il paesaggio e la zona costiera di approdo.

Sul sito di Terna si legge: “Dall’approdo italiano il cavo sottomarino, dopo 200 chilometri, raggiungerà la costa tunisina attraversando il Canale di Sicilia. Studi marini-ambientali permetteranno di definire il miglior tracciato nel rispetto dei fondali e degli ecosistemi. L’attenzione al territorio e all’ambiente è un punto fermo per Terna e anche questo progetto unisce risposte tecniche al minimo impatto possibile”.

Siamo sicuri che la società Terna avrà valutato e realizzato il progetto perseguendo il fine del minimo impatto ambientale sull’ecosistema marino. Alcuni cittadini si domandano però se il cavo sottomarino che lega Marinella di Selinunte alla città tunisina di Kelibia (vedi tracciato in foto di copertina) potrebbe intralciare la navigazione nel Canale di Sicilia, da quello stretto fra la Sicilia e Tunisia passano quotidianamente centinaia di imbarcazioni fra navi container, da pesca e da diporto.

In particolare, alcuni operatori della pesca di Mazara del Vallo, ci hanno chiesto se questo importante progetto (previsto in un accordo Intergovernativo Italia Tunisia 2019, che ha ricevuto il sostegno del Parlamento e Commissione europea, dei governi di Malta, Francia, Germania e Algeria, e con finanziamento della World Bank e accesso ai grant “Connecting Europe Facility”) potrebbe avere conseguenze sulle economie tradizionali quali la pesca che in quell’areale di mare viene esercitata in massima parte con le reti a strascico.

A tal proposito ci siamo documentati. Ecco cosa prevede il progetto TUNITA di Terna.

“Posa e Protezione cavi marini. Per quanto concerne la posa dei cavi marini avverrà secondo le tecniche standard della cd posa controllata Relativamente alla protezione lungo il percorso, avverrà a partire dal punto finale della tubazione del drilling terra mare continuando per tutto il tracciato dei cavi marini che verranno protetti tramite interro. Ai fini della protezione del collegamento saranno impiegati le tecnologie di protezione più adatte alle caratteristiche del fondale.

Modalità per l’esecuzione degli attraversamenti di servizi in mare. In presenza di altri servizi, quali cavi, tubazioni o gasdotti, l’attraversamento potrà essere realizzato facendo transitare i cavi al di sopra del servizio da attraversare separando opportunamente i due collegamenti tramite soluzioni quali materassi in cemento o sacchi di sabbia e cemento come mostrato nella figura seguente. I cavi, inoltre, sono solitamente ulteriormente protetti tramite l’apposizione di opportuni gusci che a seconda dei fattori al contorno, tra cui anche la profondità, vengono poi ulteriormente coperti tramite materassi in cemento o altro materiale a copertura dell’attraversamento.

Sistema di elettrodo. Il collegamento prevede la realizzazione di un elettrodo marino; tale sistema sarà posizionato in un’area idonea a mare in prossimità del punto di approdo. Le caratteristiche dell'area saranno tali da garantire l'esercizio in sicurezza del sistema e minimizzare le interferenze con infrastrutture, attività antropiche esistenti e aree di elevato pregio ambientale. L’elettrodo sarà collocato sul fondale marino e sarà costituito da dispersori collegati al punto di approdo da cavi marini in Media Tensione. Opportuni ancoraggi sottomarini, costituiti da blocchi di calcestruzzo, serviranno per evitare l’affondamento dell’elettrodo nel fondale marino e per evitare il pericolo di rampinamenti da parte di ancore o della “pesca a strascico”.

Su tale questione però poteva, e questo lo crediamo ancora possibile, esser avviato un dialogo anche con la cittadinanza di Mazara del Vallo, Città che ancora oggi, nonostante la drastica riduzione del numero dei natanti da pesca negli ultimi 15 anni, detiene la più grossa flotta di pesca a strascico d’altura del mediterraneo. D’altronde la stessa Capitaneria di Porto di Mazara, che ha competenza fino a Marinella di Selinunte, qualche giorno fa ha inviato al Comune di Mazara del Vallo una ordinanza, la n.24/2021 firmata il 5 agosto dal comandante Vincenzo Cascio, attraverso la quale si avverte che vengono prorogati fino al 31 agosto i rilievi topografici e sottomarini, condotti dalla società Rina Consulting (per conto della “ELMED Etudes Sarl”) con l’utilizzo della M/b “TITAN”, presso le località di Kartibubbo e Marinella di Selinunte nell’ambito del progetto “Marine feasibility studies for Tunisia-Italy power per il collegamento HVDC Italia-Tunisia”, si tratta ovviamente del progetto TUNITA.

Francesco Mezzapelle  

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