Operazione Hesperia, la Cassazione conferma molte condanne per i clan del trapanese

Nel settembre 2022 smantellati i vertici delle famiglie mafiose di Marsala, Petrosino, Mazara e Campobello

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
19 Febbraio 2026 14:52
Operazione Hesperia, la Cassazione conferma molte condanne per i clan del trapanese

La Suprema Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sul processo scaturito dall'Operazione antimafia Hesperia, che nel settembre 2022 aveva smantellato i vertici delle famiglie mafiose di Marsala, Petrosino, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara. I giudici hanno sostanzialmente confermato l'impianto accusatorio e le pesanti condanne già inflitte in secondo grado, rigettando quasi tutti i ricorsi presentati dalle difese.

L'unico parziale accoglimento riguarda due posizioni specifiche per le quali è stato disposto un annullamento con rinvio a un'altra sezione della Corte d'Appello di Palermo. Si tratta del boss marsalese Francesco Giuseppe Raia, per il quale dovrà essere rivalutato un solo capo d'imputazione relativo a una turbativa d'asta, e del mazarese Vincenzo Romano, limitatamente alla rideterminazione della pena per un singolo reato. Per tutto il resto, la sentenza emessa nell'aprile 2025 è diventata definitiva.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, ha visto coinvolte 27 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, traffico di stupefacenti e detenzione di armi. Al centro dell'indagine dei Carabinieri figurava la figura di Francesco Luppino, 70 anni, storico fedelissimo di Matteo Messina Denaro. Uscito di prigione dopo una lunga detenzione, Luppino si era immediatamente attivato per ricostruire la rete di collegamento tra i vari mandamenti della provincia di Trapani, agendo come perno centrale per le attività illecite sul territorio.

Le condanne confermate delineano una struttura gerarchica solida e pervasiva. Tra le pene più significative spiccano i 20 anni di reclusione per lo stesso Luppino e la conferma della pesante responsabilità penale per Francesco Giuseppe Raia, la cui condanna complessiva era stata rideterminata in appello a 28 anni e 6 mesi in continuazione con precedenti reati.

La sentenza della Cassazione conferma un lunghissimo elenco di condanne che superano complessivamente i due secoli di carcere. Tra i nomi principali figurano Antonino Cuttone e Vincenzo Spezia, entrambi condannati a 18 anni, seguiti da Piero Di Natale con 16 anni. Il fratello di Francesco Giuseppe Raia, Antonino Ernesto Raia, dovrà scontare 12 anni, mentre per Marco Buffa la pena è di 11 anni e 4 mesi.

Tra gli altri esponenti coinvolti, le condanne definitive riguardano anche Vito Gaiazzo (9 anni), Antonino Pace e Tiziana Rallo (8 anni e 8 mesi ciascuno). Per quanto concerne le figure con ruoli intermedi o partecipativi, la Suprema Corte ha convalidato le pene per Carmelo Salerno (6 anni e 8 mesi e 30 mila euro di multa), Vincenzo Pisciotta (6 anni e 4 mesi), Leonardo Casano e Michele Vitale (6 anni).

Pene inferiori ai sei anni sono state confermate per Giuseppe Salerno (5 anni e 8 mesi), Antonino Nastasi e Giuseppe Speciale (5 anni e 4 anni), Giuseppa Prinzivalli e Francesco Pulizzi (5 anni). Chiudono il quadro delle condanne Francesco Stallone, Girolamo Li Causi, Marco Manzo e Vito Vincenzo Rallo (4 anni e 4 mesi), oltre a Rosario Stallone (3 anni e 4 mesi) e Jonathan Lucchese (3 anni e 8 mesi), le cui posizioni erano già state lievemente ridimensionate in appello.

L'operazione Hesperia rimane una delle pietre miliari nel contrasto alla criminalità organizzata siciliana degli ultimi anni. Oltre ai nomi storici della criminalità trapanese, l'indagine aveva fatto emergere volti nuovi, segnale di un ricambio generazionale all'interno delle cosche che cercavano di infiltrare le aste giudiziarie presso il Tribunale di Marsala e di mantenere il controllo capillare sul gioco d'azzardo e il traffico di droga. 

Con la pronuncia della Cassazione, si chiude uno dei capitoli giudiziari più importanti riguardanti l'area d'influenza che fu dell'allora boss Matteo Messina Denaro.

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