La città di Erice si è ritrovata unita nel dolore e nel ricordo per commemorare il 72° anniversario della tragedia avvenuta il 24 febbraio 1954. Durante i lavori di costruzione della funivia, persero la vita quattro operai: Mario Simonte, appena trentaquattrenne, il giovanissimo Giuseppe Bellia di soli 17 anni, Salvatore Ganci e Angelo Amato. Un sacrificio che segnò profondamente la comunità locale e che oggi viene solennemente onorato con la celebrazione di una Santa Messa presso la Chiesa Madre e lo svelamento di una targa commemorativa presso la vecchia stazione della funivia.
Il sindaco Daniela Toscano ha voluto sottolineare l'importanza del legame tra il passato e l'impegno presente per la sicurezza. Nel suo intervento, ha descritto i quattro lavoratori come uomini giovani, padri e figli che stavano contribuendo a un'opera fondamentale per il collegamento e la valorizzazione del territorio ericino. A 72 anni dalla tragedia che colpì la nostra comunità - commenta Daniela Toscano - Erice rinnova il suo ricordo e la sua gratitudine verso Mario, Giuseppe, Salvatore e Angelo.
Uomini giovani, padri, figli e fratelli che persero la vita mentre lavoravano per costruire un’opera destinata a collegare e valorizzare il nostro territorio. Ricordarli oggi significa non solo onorare la loro memoria, ma anche riaffermare valori fondamentali per la nostra comunità: la sicurezza sul lavoro, la dignità di ogni lavoratore e il rispetto per la vita umana. La targa che sarà scoperta rappresenta un segno tangibile della nostra attenzione alla memoria storica e un monito per le generazioni future.
Invito tutta la cittadinanza a partecipare a questo momento di riflessione e raccoglimento, per testimoniare insieme che Erice non dimentica i suoi figli e trasforma il ricordo in responsabilità civile.
Sebbene il clima era di raccoglimento, il gruppo di opposizione ha sollevato alcune critiche riguardo alla gestione istituzionale dell'evento. Attraverso una nota congiunta firmata dai consiglieri Simona Mannina, Alberto Pollari, Assunta Aiello, Michele Cavarretta, Vincenzo Maltese e Vincenzo Favara, le forze di minoranza hanno espresso il loro profondo rispetto per le vittime, sottolineando come davanti a simili tragedie non debbano esistere appartenenze politiche. Tuttavia, i consiglieri hanno lamentato di aver ricevuto l'invito solo nella giornata odierna, rendendo impossibile per molti di loro la partecipazione fisica alla cerimonia.
Oltre al mancato preavviso, l'opposizione ha evidenziato la necessità di un coinvolgimento più diretto e profondo delle famiglie dei lavoratori deceduti. Secondo i firmatari, la memoria autentica dovrebbe vedere i familiari come protagonisti e non come semplici spettatori, poiché il loro dolore rappresenta una ferita che appartiene all'intera città. Pur confermando la piena disponibilità a collaborare sui temi della tutela e della dignità del lavoro, il gruppo di minoranza ha ribadito che il ricordo deve tradursi in un'azione di vigilanza costante per evitare che simili drammi possano ripetersi.
Oggi, a nome dell’opposizione, esprimiamo il nostro profondo rispetto e il nostro commosso ricordo per i quattro lavoratori che il 24 febbraio 1954 persero la vita durante i lavori di costruzione della Funivia di Erice: Mario Simonte, Giuseppe Bellia, Salvatore Ganci e Angelo Amato.
Davanti al sacrificio di questi uomini non esistono appartenenze politiche. Esiste solo una comunità che si raccoglie attorno alla propria storia e alla memoria di giovani padri, figli e fratelli che hanno perso la vita mentre lavoravano.
Purtroppo, molti di noi non potranno essere presenti fisicamente alla cerimonia, avendo ricevuto l'invito solo in data odierna. Riteniamo che momenti di così alto valore civico e istituzionale dovrebbero sempre essere condivisi e comunicati per tempo a tutte le forze politiche, proprio per consentire una partecipazione ampia e unitaria.
Allo stesso tempo, riteniamo che un coinvolgimento più diretto delle famiglie dei lavoratori sarebbe stato doveroso. La memoria autentica nasce dall’ascolto e dalla condivisione, e le istituzioni hanno il compito di rendere i familiari protagonisti di questi momenti, non semplici spettatori. La perdita di una persona cara è una ferita aperta che appartiene sì a tutta la città, ma prima di tutto appartiene a chi ancora oggi la porta nel cuore.
Ma il ricordo non basta, occorre assumersi una responsabilità concreta: assicurarsi ogni giorno che venga garantita la sicurezza sul lavoro, la dignità dei lavoratori e il rispetto per la vita umana. Su questi temi, come opposizione, confermiamo la nostra disponibilità a collaborare e a vigilare, perché la tutela dei lavoratori non è terreno di scontro politico, ma un dovere morale e istituzionale.
Simona Mannina
Alberto Pollari
Assunta Aiello
Michele Cavarretta
Vincenzo Maltese
Vincenzo Favara