“La Sicilia estrae quasi un quarto del petrolio nazionale, ospita poli petrolchimici tra i più grandi d’Europa eppure i siciliani pagano il carburante a prezzi esorbitanti.
È un paradosso inaccettabile: siamo produttori, ma subiamo i costi delle guerre altrui e le speculazioni dei mercati internazionali senza alcun beneficio per il territorio”.Con queste parole Silvio Alagna, Presidente del Movimento Civico "Noi Sicilia", solleva una durissima critica contro l'attuale gestione delle risorse energetiche dell'Isola e l'inerzia della politica regionale.
Un paradosso energetico.
La Sicilia gioca un ruolo centrale nello scacchiere energetico italiano. Con i giacimenti gestiti da Eni Mediterranea nel ragusano (Gela, Ragusa, S. Anna) e i poli di raffinazione di Priolo e Gela, l'Isola contribuisce in modo determinante al fabbisogno nazionale.
"Ci chiediamo a cosa serva lo Statuto Speciale se non viene utilizzato per tutelare i cittadini in settori strategici come l'energia", incalza Alagna.
"Mentre il nostro territorio viene deturpato a livello paesaggistico e ambientale dalle trivellazioni e dalle industrie, il vantaggio economico per le famiglie e le imprese siciliane è pari a zero."
Le accuse alla politica
Secondo il leader di Noi Sicilia, il silenzio delle istituzioni regionali è complice di un sistema che favorisce i "poteri forti" a discapito della collettività:
• Inerzia Regionale: La politica siciliana appare immobile di fronte allo strapotere delle multinazionali.
• Sfruttamento Ambientale: Il costo ecologico è tutto a carico dei siciliani, mentre i profitti volano altrove.
• Interessi di Poltrona: "Viene il dubbio che gli interessi di bottega e la conservazione del potere siano stati messi davanti ai diritti dei siciliani", attacca Alagna.
La richiesta di un "Prezzo Etico" per la Sicilia.
Il Movimento Noi Sicilia chiede con forza un intervento immediato del Governo Regionale affinché venga rinegoziato il peso fiscale e il costo alla pompa per i residenti dell'Isola.
"Io non ci sto!" conclude Alagna. "Non possiamo più accettare che la Sicilia venga trattata come una colonia da spremere. Esigiamo che venga imposto un prezzo del carburante equo e dignitoso per chi, questa risorsa, la produce a costo della propria salute e della propria terra. La Sicilia non deve pagare le crisi globali o le guerre altrui, mentre siede su un tesoro che le appartiene di diritto."