Inchiesta Covid a Roma: il Gup ammette oltre 300 parti civili contro i vertici del Ministero

Soddisfazione è stata espressa dai legali di parte civile, tra cui gli avvocati Antonio Consentino e Fabrizio Rizzo

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
25 Marzo 2026 20:16
Inchiesta Covid a Roma: il Gup ammette oltre 300 parti civili contro i vertici del Ministero

Lo scorso 24 marzo, a Roma, nel palazzo di giustizia di piazzale Clodio, avanti al Gup Alessandra Boffi, si è tenuta l’udienza preliminare del processo sull’inchiesta “Covid” per il mancato aggiornamento del piano pandemico, nei confronti di Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa, imputati del reato di omissione di atti d’ufficio, in concorso, nella loro veste, all’epoca dei fatti, Guerra e Pompa di Direttori Generali della Prevenzione e Ruocco di Segretario Generale del Ministero della Salute, a partire dal 2013.

L’udienza deriva dallo sbocco del filone romano della maxi inchiesta della Procura di Bergamo, che aveva indagato sulle presunte responsabilità politiche e tecniche nell’affrontare le prime fasi dell’emergenza sanitaria. L'indagine, conclusasi a marzo 2023, per competenza territoriale era finita a Roma. Si tratta della parte sul mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale in vigore al gennaio del 2020 e in generale sulla mancata preparazione dell’Italia nel rispondere al contagio.

Dopo ambia discussione il Gup ha ammesso tutte le parti civili. Si tratta di oltre 328 familiari delle vittime del Covid, la maggior parte dei quali aderenti di all’Associazione “sereniesempreuniti”, presenti in aula a decine. Oltre all'associazione si sono costituiti parte civile anche il Sindacato FISI ed il Sindacato OSA Polizia unitamente al maresciallo Billeci, in quanto danneggiati dalla violazione dei diritti e della sicurezza sul lavoro di numerosi lavoratori del comparto sanitario e della pubblica sicurezza, impiegati dallo Stato nell'erogazione dei servizi pubblici essenziali nelle zone maggiormente colpite dalla prima ondata pandemia del 2020 in condizioni pericolose, approssimative ed in assenza dell'assunzione del doveroso piano pandemico per tutelare cittadini e lavoratori dal rischio di infezioni e contagi. Tutti i procuratori delle parti civili, fra cui gli avvocati Antonio Consentino e Fabrizio Rizzo nell’interesse di alcune persone danneggiate, si sono dichiarati soddisfatti per essere riusciti a raggiungere questo primo obiettivo.

Siamo convinti – dichiarano gli avvocati Consentino e Rizzo – che si possa finalmente giungere a fare chiarezza su questa strage che ben avrebbe potuto essere limitata in termini di conseguenze sulla salute dei cittadini se gli alti funzionari ministero della salute avessero negli anni adempiuto ai loro obblighi … confidiamo che i diritti dei familiari e di coloro che hanno subito un danno possano trovare un’adeguata tutela in un processo perché questo è il senso del lavoro che da tempo stiamo portando avanti per far emergere la verità giudiziaria e le responsabilità di cui funzionari e dirigenti dovranno farsi carico anche di fronte a tutti i cittadini italiani… ben poco è stato fatto per prevenire e controllare la pandemia. Il piano pandemico è stato ignorato, il virus è entrato in Italia ha circolato liberamente per settimane, le competenze epidemiologiche italiane non sono state attivate .

Lo stesso imputato dott. Ranieri Guerra, presente in aula, ha reso dichiarazioni spontanee affermando che il piano pandemico nazionale avrebbe dovuto essere adeguato secondo la risoluzione UE 1082/2013, ed evidenziando, altresì, che il problema è stato anche la mancanza di adeguata copertura finanziaria. Nel corso dell’udienza i difensori delle parti civili hanno anche richiesto di essere autorizzati a citare quale responsabile civile il Ministero della Salute, in persona del Ministro pro tempore.

Il processo, nella prossima udienza fissata al 12 maggio, all’esito delle conclusioni del Pubblico Ministero e della discussione dei difensori delle parti civili e dei tre imputati il Gup si pronuncerà sul rinvio a giudizio di questi ultimi. 

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