Inchiesta Teresi-Vetro: la Procura non arretra e insiste sull'aggravante mafiosa

Ricorso al Riesame contro l'ordinanza del GIP: il 10 aprile si decide sul ruolo di Cosa Nostra

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
27 Marzo 2026 10:24
Inchiesta Teresi-Vetro: la Procura non arretra e insiste sull'aggravante mafiosa

La Procura di Palermo ha ufficializzato il ricorso al Tribunale del Riesame per l'inchiesta che, lo scorso 10 marzo, ha portato all'arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi e dell'imprenditore Carmelo Vetro. Il punto centrale della battaglia legale non riguarda la custodia cautelare, già confermata dal GIP, ma la natura stessa del reato: i magistrati, guidati dall'aggiunto Vito Di Giorgio, contestano l'esclusione dell'aggravante mafiosa. Secondo l'accusa, il patto corruttivo non era un semplice scambio di favori, ma un sistema strutturato per agevolare direttamente gli interessi dei clan.

Mentre si attende l'udienza del 10 aprile, per Giancarlo Teresi le conseguenze amministrative sono già definitive. Considerato fino a poche settimane fa un pilastro della burocrazia siciliana — tanto da aver ottenuto una proroga in servizio fino al 2027 — il dirigente è stato rimosso d'urgenza dal dipartimento Infrastrutture. La revoca dell'incarico ha valore retroattivo al giorno dell'arresto, segnando la fine della sua carriera nei palazzi della Regione, dove avrebbe pilotato appalti pubblici in favore delle imprese vicine a Vetro.

Parallelamente, lunedì prossimo i giudici dovranno esprimersi sulla posizione di Salvatore Iacolino, ex manager del Policlinico di Messina. La difesa punta a ottenere il dissequestro di 90.000 euro trovati in una cassaforte, sostenendo la piena tracciabilità del contante come frutto di risparmi personali. Tuttavia, la sua posizione resta pesante: le intercettazioni ottenute tramite il trojan nel cellulare di Vetro descriverebbero un sistema di asservimento della funzione pubblica, con l'imprenditore che, riferendosi a Iacolino, affermava: «A me interessa che lui deve fare quello che noi gli chiediamo».

L'ipotesi investigativa è che l'ex manager abbia agito come facilitatore per accreditare l'imprenditore favarese presso i vertici della politica regionale, ricevendo in cambio sostegno economico per le competizioni elettorali. La decisione del Riesame stabilirà se questo "sistema" debba essere processato come un caso di corruzione isolata o come un braccio operativo di Cosa Nostra nelle istituzioni.

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