CUSTONACI – Il 9 gennaio è diventato un momento di profonda riflessione e impegno civile per la comunità di Custonaci e San Vito Lo Capo. In occasione del trentennale della barbara uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, la manifestazione “Un Angelo al Galoppo” ha unito il ricordo del bambino strangolato e sciolto nell'acido a quello di un’altra vittima del dovere: l’agente di Polizia Penitenziaria Giuseppe Montalto.
Alla presenza delle massime autorità nazionali e locali, tra cui la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il Prefetto di Trapani Daniela Lupo, il Presidente del Tribunale di Trapani Alessandra Camassa, il territorio ha ribadito un "no" corale e senza sconti alla cultura mafiosa. Il piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito il 23 novembre 1993, fu tenuto prigioniero per 799 giorni. La sua colpa era essere figlio di un collaboratore di giustizia. La sua prigionia toccò anche la frazione di Purgatorio, legando per sempre queste terre a una delle pagine più cupe di Cosa Nostra.
Non è soltanto fare memoria, è alzare il livello di guardia di ciascuno di noi, ha dichiarato il sindaco di Custonaci, Fabrizio Fonte. Quando questa città ha abbassato la guardia, Cosa Nostra ha alzato la testa a livelli inimmaginabili. La presenza dello Stato oggi ci dà l'idea di una vicinanza concreta per scardinare logiche del passato.
Anche il Prefetto Daniela Lupo ha sottolineato l'importanza di trasformare il dolore in patrimonio comune di speranza e risposta ferma a chi vuole toglierci l'aria e la vita, ringraziando magistratura e forze dell'ordine per il costante lavoro di prevenzione.
La seconda parte della giornata si è spostata in via Ortigia per la scopertura di una targa dedicata a Giuseppe Montalto, l'agente ucciso il 23 dicembre 1995 per aver bloccato il passaggio di "pizzini" nel carcere Ucciardone. L'area, che diventerà un parco giochi, simboleggia il riscatto: dove c'è stato il sangue e il dovere, domani ci sarà il gioco e il futuro dei bambini.
Il Senatore Raoul Russo ha ricordato come Montalto fosse un eroe che semplicemente aveva fatto il suo dovere, rispettando il giuramento fatto allo Stato, contrapponendo questa rettitudine a chi ancora oggi, erroneamente, crede che la mafia possa esprimere valori positivi.
Particolarmente duri e determinati gli interventi dei rappresentanti del Governo e del Parlamento.
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha demolito la narrazione cinematografica della "mafia d'onore": La vicenda di Di Matteo racconta di una cultura inumana, bestiale, ferina, immonda. Non c'è nulla di onorevole in chi uccide un bambino. Siamo un governo che non arretra sul carcere duro e sull'ergastolo ostativo: è l'unica risposta possibile a queste bestie.
Il Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo ha lanciato un monito severo contro la complicità e il silenzio che ancora persistono nel territorio trapanese: Giuseppe Di Matteo ha vinto perché con la sua morte la mafia ha mostrato il suo vero volto e ha perso la faccia. Ma vi dico: basta con la complicità. Non potete commemorare queste vittime se ancora oggi c'è chi aiuta i latitanti o sceglie il silenzio. Il silenzio davanti a un boss è essere mafiosi.
La manifestazione si è conclusa nel Santuario Maria SS.ma di Custonaci. Qui, gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Lombardo Radice – Fermi” hanno dato voce a riflessioni e preghiere, ricevendo idealmente il testimone della memoria.
Come ricordato anche dal sindaco di Erice, Daniela Toscano, la presenza dei familiari delle vittime, tra cui il fratello di Giuseppe Di Matteo, Nicola, e la vedova dell'agente Montalto, è stata la testimonianza più incisiva di come il dolore possa trasformarsi in un messaggio positivo di legalità per l'intera collettività.
Custonaci oggi non ha solo ricordato due vittime; ha tracciato un confine netto tra il passato di ombre e un futuro costruito sul coraggio della verità.
Guarda i video e le interviste integrali della manifestazione: