La gestione del personale presso l'ATM di Trapani finisce al centro di una dura polemica che vede protagonisti i sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, FAISA CISAL e UGL, i quali hanno denunciato un grave episodio di discriminazione ai danni di un lavoratore appartenente alle categorie protette ai sensi della Legge 68/1999. La vicenda riguarda la distribuzione dei telefoni aziendali, uno strumento di lavoro che sarebbe stato prima consegnato al dipendente amministrativo con disabilità e poi bruscamente ritirato su ordine della Direzione Generale.
Secondo quanto emerso da una segnalazione giunta alla nostra redazione, l'ordine di ritiro del dispositivo sarebbe avvenuto davanti a diversi testimoni, nonostante un orientamento apparentemente favorevole al mantenimento dell'assegnazione da parte del Consiglio di Amministrazione. Le organizzazioni sindacali hanno espresso profondo sdegno, definendo l'accaduto un atto umiliante che nega un diritto e mina l'integrazione professionale del lavoratore, configurando una palese disparità di trattamento rispetto ai colleghi.
Nonostante le denunce formali e l'attenzione mediatica suscitata dal caso, la situazione appare oggi in una fase di totale stallo. A distanza di settimane dalla prima segnalazione, il dipendente con disabilità risulterebbe essere l'unico ancora privo del telefono di servizio, circondato da un silenzio aziendale interrotto solo da rassicurazioni verbali prive di riscontri ufficiali o atti formali. Le associazioni a difesa dei disabili e chi segue da vicino la vicenda sottolineano come non si stia parlando di un privilegio, ma di uno strumento necessario all'esercizio delle proprie mansioni lavorative.
Una vicenda che, a distanza di mesi (novembre 2025), appare sempre più surreale.
Siamo ancora qui, ad aspettare il telefonino come se fosse un miracolo, ci racconta amaramente chi segue da vicino la vicenda. Promesse tante, fatti zero. L’attenzione mediatica, che avrebbe dovuto accelerare una soluzione semplice e doverosa, non ha prodotto alcun risultato concreto. Nulla è valsa l’attenzione della stampa, dei social, e delle denunce: solo rassicurazioni verbali e nessun atto formale.
A oggi, infatti, le uniche informazioni disponibili sono esclusivamente ufficiose. Nessuna comunicazione scritta, nessuna data certa, nessun riscontro ufficiale da parte dell’azienda. Una gestione che solleva interrogativi pesanti sul rispetto dei diritti, dell’inclusione e della dignità lavorativa.
Non stiamo parlando di un favore, ma di uno strumento utile per lavorare, viene ribadito.
Il clima in azienda resta teso e le sigle sindacali richiamano con forza il rispetto della normativa vigente, citando non solo la Legge 68/99, ma anche il D.Lgs. 216/2003 e la Legge 104/1992, che tutelano i lavoratori contro ogni forma di discriminazione diretta o indiretta.
La richiesta alle alte sfere di ATM Trapani, inclusi il Presidente e il CdA, è quella di porre immediato rimedio a un episodio che rischia di compromettere seriamente i principi di correttezza e dignità sul luogo di lavoro.