Dalla mezzanotte di oggi la Sicilia affronta un blocco totale dell'autotrasporto che si protrarrà fino al 18 aprile. La protesta, indetta dal Comitato trasportatori siciliani, ha registrato un'adesione del 90% e sta colpendo duramente il sistema logistico regionale, con particolare enfasi sui porti commerciali. L'iniziativa mira a interrompere il carico e lo scarico dei semirimorchi, influenzando direttamente i rifornimenti della grande distribuzione organizzata, pur senza attuare blocchi stradali o presidi fisici sulle arterie viarie.
Il fulcro della mobilitazione risiede nell'impennata dei costi del carburante, con il gasolio che in Italia ha raggiunto una media di 2,154 euro al litro. Oltre al caro gasolio, le imprese contestano la gestione dei fondi europei e nazionali. Sotto la lente dei trasportatori ci sono i criteri del programma Sea Modal Shift e l'utilizzo dei proventi della tassa europea ETS. La categoria chiede che tali risorse siano reinvestite dal Ministero delle Infrastrutture per potenziare gli incentivi al trasporto marittimo, piuttosto che restare vincolate alle dinamiche degli armatori.
Le tensioni riguardano anche il futuro del settore oltre il 2027, data in cui scadranno le attuali programmazioni di sostegno, e l'aggravio dei pedaggi per l'attraversamento dello Stretto di Messina. Un tentativo di mediazione con le istituzioni regionali è fallito alla vigilia dello sciopero: il Comitato ha respinto la richiesta di sospendere il fermo come condizione per l'apertura di un tavolo ufficiale. In assenza di impegni formali da parte del Governo nazionale, il blocco minaccia ora di causare carenze di merci e un ulteriore rialzo dei prezzi al consumo in tutta l'isola.