La nota con cui Nicola Fici ha ufficializzato il ritiro della propria disponibilità alla candidatura a sindaco di Marsala non è solo un atto di cortesia istituzionale, ma il manifesto di una persona perbene che, forse, ha peccato di troppa fiducia nei confronti di un mondo – quello politico attuale – che di perbene conserva ormai ben poco. Fici parla di fibrillazioni, di ricerca di coesione e di un cammino che dovrebbe essere condiviso. Parole nobili, ma che scontrano brutalmente con la realtà di una coalizione, quella di centrodestra, che lo ha tenuto in bilico per mesi senza mai offrirgli una sintesi reale.
D’altronde, i primi sentori di questo logoramento si erano già avuti con l’abbandono di Michele Gandolfo, un segnale chiaro di un fronte che iniziava a perdere pezzi mentre i vertici rimanevano immobili.
L'impressione è che Fici sia rimasto intrappolato in un gioco di specchi. Il centrodestra marsalese, che ad oggi non ha ancora espresso un candidato unitario ufficiale, sembra aver puntato su di lui solo a parole, usandolo come una sorta di placeholder mentre le vere manovre avvenivano e/o avvengono sottotraccia. Il dubbio, che col passare delle ore si fa sempre più insistente, è che l'intera operazione sia stata una strategia studiata a tavolino per logorare l’immagine di Fici, portarlo al ritiro spontaneo e spianare così la strada alla ricandidatura del sindaco uscente, Massimo Grillo.
Il vero focus della questione resta però l'errore di fondo commesso da Fici. Da uomo con una chiara storia e identità di centrosinistra, ha commesso il passo falso di confidare nelle promesse di un’area politica che non gli appartiene e che fatica, oggi, a trovare un equilibrio interno. Invece di attendere il nulla osta da tavoli politici ambigui e dilatori, Fici avrebbe fatto meglio a scendere subito in campo con una propria visione.
Avrebbe potuto e dovuto farsi catalizzatore del centrosinistra, aggregando attorno a sé i movimenti civici e le forze progressiste che oggi appaiono orfane di una guida forte e che, tuttavia, convergono sulla candidata a sindaco Andreana Patti. La sua caratura personale avrebbe probabilmente attratto quella parte di elettorato moderato delusa dall'attuale amministrazione, senza però finire vittima di veti incrociati e promesse mai mantenute.
Invece, Nicola Fici è caduto nella rete. Ha aspettato che altri decidessero per lui, finendo logorato da quel sistema di "delegittimazione continua" che lui stesso cita nella sua nota. Marsala perde così la possibilità di un confronto alto, vittima di un tatticismo che preferisce la conservazione dell'esistente al coraggio di un progetto nuovo e trasparente.