Le prossime elezioni amministrative di Marsala non possono prescindere da una realtà documentata che sta trasformando il volto della città e della Sicilia. Mentre le strade sembrano ancora popolate da bambini, i dati demografici raccontano una storia diversa e più complessa. Non si tratta solo di "culle vuote", ma di una fuga silenziosa e costante che vede la Sicilia perdere quasi quattrocentomila giovani in appena sette anni. Per i futuri candidati a Sindaco, ignorare queste statistiche significherebbe fallire nel compito primario di progettare il futuro della città.
Il paradosso siciliano, che si riflette pienamente nel contesto marsalese, evidenzia come l'indice di fecondità rimanga tra i più alti d'Italia, con un'età media delle partorienti più bassa rispetto al resto del Paese. Tuttavia, questa vitalità potenziale viene sistematicamente esportata. Il problema centrale non è la mancanza di volontà nel creare nuove famiglie, ma l'assenza strutturale di condizioni che permettano ai giovani di restare. A Marsala, come nel resto dell'isola, fare un figlio oggi significa spesso mettere al mondo un potenziale emigrato.
La dinamica è ormai ciclica: i giovani marsalesi lasciano il territorio per completare gli studi nelle università del Nord o all'estero, e lì rimangono per costruire la propria carriera professionale. Questa emorragia di competenze è il risultato diretto di una gestione amministrativa che, negli ultimi anni, non ha saputo trasformare il territorio in un polo attrattivo per gli investimenti. Il Comune di Marsala non ha messo in campo incentivi concreti per le imprese, mancando l'appuntamento con la creazione di nuovi posti di lavoro che vadano oltre il precariato o i settori tradizionali ormai saturi.
Senza una strategia che favorisca l'insediamento di nuove realtà produttive o che sostenga l'imprenditoria giovanile locale, Marsala rischia di diventare una città di soli anziani e bambini di passaggio. La politica locale è chiamata a rispondere dell'immobilismo che ha caratterizzato la politica economica degli ultimi anni, dove la mancanza di sgravi fiscali, infrastrutture moderne e semplificazione burocratica ha spinto il capitale umano altrove.
Chi si candida alla guida della città nel 2026 deve assumersi la responsabilità di invertire questa rotta. Non bastano i programmi elettorali basati sulla manutenzione ordinaria, essere ormai dischi rotti incantati su città-territorio e contrade; serve una visione che ricollochi Marsala come centro di opportunità. La sfida per i candidati Sindaco è quella di creare un ecosistema dove il lavoro non sia un miraggio e dove la genitorialità non sia ostacolata da carenze strutturali, come la cronica mancanza di servizi pediatrici o di asili nido adeguati alle esigenze delle famiglie moderne.
Se la politica continuerà a ignorare che il vero problema è la mancanza di "mamme e papà" rimasti sul territorio, il declino sarà inevitabile. La speranza di vedere ancora bambini correre nelle piazze di Marsala deve essere sostenuta da fatti concreti: attrarre imprese, incentivare l'occupazione e garantire che il "prodotto" più prezioso della terra siciliana — i suoi giovani — non sia più destinato all'esportazione forzata.