Il ricorso della Procura Generale è stato rigettato rendendo definitiva la sentenza di appello. Cala il sipario su un processo che ha travolto vite e carriere politiche
La parola fine su una delle vicende giudiziarie più turbolente degli ultimi anni per la comunità di Petrosino è arrivata nelle scorse ore dal Palazzo di Piazza Cavour. La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura Generale, rendendo irrevocabili le sentenze di assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste, emesse in secondo grado nei confronti di Michele Buffa e Marco Buffa. Si chiude così, con un giudicato di innocenza, un percorso iniziato la mattina dell'8 marzo 2023, quando il blitz dei Carabinieri portò all'arresto dell'allora consigliere comunale Michele Buffa con l'accusa pesantissima di aver comprato voti da Marco Buffa indicato dagli inquirenti come soggetto organico alle cosche di Cosa Nostra locale.
Quella che in primo grado era sembrata una verità granitica, culminata in una condanna a quindici anni di reclusione per entrambi gli imputati, si è sgretolata sotto il vaglio della Corte d'Appello di Palermo. I giudici di secondo grado hanno infatti smontato pezzo dopo pezzo un impianto accusatorio che era apparso fragile sin dalle prime battute del dibattimento. Il processo si era concentrato sul teorema secondo cui l'esponente politico non poteva non sapere della caratura criminale del suo interlocutore, una tesi che però non ha retto al riscontro dei fatti e delle prove.
Incontrando Michele Buffa all'indomani della notizia che sancisce la sua definitiva libertà giudiziaria, non si scorge traccia di giubilo o spirito di rivalsa. Lo sguardo è quello di un uomo segnato nel profondo, che porta sul volto i segni di quello che definisce lo sfacelo di una vita distrutta.
La sofferenza fisica e morale di questi tre anni emerge in ogni parola.
Michele Buffa appare provato, consapevole che nessuna sentenza, per quanto giusta, potrà mai restituirmi il tempo sottratto o cancellare i gravi strascichi di salute che lo stress di questa vicenda mi ha causato . Avrò modo di parlare più diffusamente con la stampa nei prossimi giorni , continua Michele Buffa ai nostri microfoni, ribadendo come questa sia la fine di un calvario indicibile. Giustizia è stata resa, ma a che prezzo? si chiede.
Resta la consapevolezza amara, conclude, che il passato non si cancella e che il futuro va ora ricostruito partendo dai cocci di un'esistenza che la macchina giudiziaria ha inesorabilmente travolto. Ringrazio la mia famiglia e i miei legali che da sempre mi hanno sostenuto giorno dopo giorno in questi lunghi tre anni.
Sul fronte legale, la soddisfazione dei difensori è totale ma venata dalla consapevolezza della durezza dello scontro processuale.
L’avv. Luisa Calamia, legale difensore di Marco Buffa, esprime la propria soddisfazione per un risultato professionale che definisce espressione di un garantismo giudiziario autentico .
Citando la sentenza della II sezione della Corte d’Appello di Palermo, l'avvocato evidenzia come la decisione sia il frutto di una lettura combinata e attenta degli elementi probatori, 'scevra da pregiudizi’, e questo si traduce in garantismo giudiziario, rispetto della Costituzione, dei diritti fondamentali, della presunzione di innocenza; significa applicare quelli che sono i capisaldi del nostro ordinamento .
Anche nelle sue parole risuona il peso umano della vicenda : questa sentenza pone fine ad una pagina processuale difficile e ad un calvario che ha, inesorabilmente, travolto durante il percorso le vite di tutti i protagonisti.
Dello stesso tenore le dichiarazioni dell'avv. Marianna Licari , nel team difensivo di Michele Buffa. La legale osserva come ottenere giustizia non sia sempre un percorso lineare. In questo procedimento penale, asserisce la legale, la verità è emersa con chiarezza in secondo grado ed è stata definitivamente consacrata dalla Suprema Corte, che ha confermato la correttezza della decisione assolutoria.
Abbiamo sempre creduto nell'assoluta innocenza del nostro assistito e nel buon esito del processo e la Sentenza della Suprema Corte di Cassazione dimostra come la perseveranza, lo studio attento degli atti e una strategia difensiva coerente hanno potuto far emergere la verità e restituire dignità e serenità a chi, come il nostro assistito Michele Buffa, si è trovato coinvolto in un procedimento penale.
L'avvocato Nicolò Clemenza, che ha assistito Michele Buffa, ricorda come avesse già in passato denunciato, durante il corso del dibattimento del processo di primo grado, indagini lacunose .
Oggi, ai nostri microfoni, ribadisce che giustizia è stata resa guardando finalmente agli atti con oggettività , sottolineando come fosse evidente già dall'inizio l'assenza dei presupposti per l'azione penale . Per Clemenza, il dato rilevante è che siano stati gli stessi giudici d'Appello a demolire e smontare l’impianto accusatorio.
Rosalba Pipitone
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