Il primo cittadino petrosileno Giacomo Anastasi trasforma il ricordo del 23 maggio in un appello civile: per onorare Falcone bisogna superare la retorica e continuare a indagare su complicità politiche e apparati deviati.
La verità. Tutta la verità sulla strage di Capaci e su quella terribile stagione di terrore mafioso. Questa è la richiesta urgente e necessaria che deve alimentare questo giorno del ricordo.
Il 23 maggio 1992 rappresenta una delle pagine più dolorose della storia della nostra Repubblica. In quel giorno, nella Strage di Capaci, persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, assassinati in un vile attentato mafioso che ha scosso profondamente l’Italia intera. A distanza di anni, il loro sacrificio continua a essere un simbolo di legalità, coraggio e dedizione allo Stato.
La memoria è responsabilità. Solo così il loro esempio può continuare a vivere nelle coscienze delle nuove generazioni. Il loro esempio resta un punto fermo nella lotta contro la mafia e contro ogni forma di criminalità organizzata e un richiamo costante al valore della giustizia. Nel loro ricordo, rinnoviamo l’impegno quotidiano per la difesa della legalità, delle istituzioni e dei principi fondamentali della nostra democrazia. Non dimenticare significa scegliere da che parte stare.
Significa coltivare la memoria, ma senza farla diventare retorica. Per questo oggi più che mai è necessario e urgente che sulla strage di Capaci e su quella terribile stagione di morte che ha cambiato la storia del nostro Paese, si continui a indagare. Chi sono i mandanti esterni? Quali rapporti ci sono stati con la politica? Qual è stato il ruolo di certi apparati dello Stato e della galassia neofascista nelle stragi di mafia? La memoria non diventa un rito vuoto solo se su quelle morti si continuerà a cercare e a trovare la verità.
Tutta la verità.
Giacomo Anastasi, sindaco di Petrosino