La Corte d'Appello di Palermo ha ridotto la pena inflitta a Laura Bonafede, la maestra di Campobello di Mazara legata sentimentalmente al superlatitante Matteo Messina Denaro. I giudici di secondo grado hanno rideterminato la condanna a 9 anni di reclusione, concedendo uno sconto rispetto agli 11 anni e 4 mesi stabiliti in primo grado dal Gup nel processo celebrato con il rito abbreviato. Nonostante la riduzione della pena, la sentenza ha pienamente confermato l’accusa più grave, quella di associazione mafiosa, 416 bis. La donna non è stata ritenuta una semplice fiancheggiatrice sentimentale, bensì un soggetto attivamente inserito nelle dinamiche interne di Cosa Nostra.
La figura di Laura Bonafede è da sempre inserita in un contesto familiare di forte spessore criminale: la donna è infatti figlia dello storico capomafia di Campobello, Leonardo Bonafede, deceduto nel 2020. È inoltre moglie di Salvatore Gentile, ergastolano condannato per un omicidio commesso su mandato dello stesso Messina Denaro, e madre di Martina Gentile, a sua volta condannata a tre anni per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena.
Nel corso del procedimento giudiziario, l'imputata ha cercato di ridimensionare la portata del suo legame con il boss di Castelvetrano, ma le prove raccolte dagli inquirenti hanno delineato un rapporto solido e duraturo, proseguito per decenni fino a pochi giorni prima dell'arresto del capomafia, avvenuto a Palermo il 16 gennaio 2023. L’ultimo incontro documentato tra i due risale infatti a una manciata di giorni prima della cattura, quando le telecamere di sicurezza di un supermercato di Campobello di Mazara immortalarono i due mentre si scambiavano sguardi e battute tra gli scaffali del negozio.