Terremoto politico all'ARS: arrestato per corruzione il deputato Michele Mancuso

Oltre al deputato forzista, il provvedimento emesso dal GIP ha colpito anche Lorenzo Gaetano Tricoli

Redazione Prima Pagina Marsala
Redazione Prima Pagina Marsala
18 Febbraio 2026 11:17
Terremoto politico all'ARS: arrestato per corruzione il deputato Michele Mancuso

Un’inchiesta della Procura di Caltanissetta scuote Palazzo dei Normanni e il gruppo parlamentare di Forza Italia. Le Forze dell'Ordine hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del deputato regionale Michele Mancuso, accusato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Al centro dell'indagine, coordinata dal procuratore Salvatore De Luca, ci sarebbe un presunto scambio illecito legato alla gestione di fondi pubblici destinati al settore dello spettacolo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Mancuso avrebbe ricevuto una somma totale di 12mila euro, suddivisa in tre tranche.

Questo denaro sarebbe stato il "prezzo" per favorire l'associazione Gentemergente, ente che ha successivamente ottenuto finanziamenti regionali per un ammontare di 98mila euro. Tali somme erano destinate alla realizzazione di eventi e spettacoli nel territorio della provincia di Caltanissetta.

Oltre al deputato forzista, il provvedimento emesso dal GIP ha colpito anche Lorenzo Gaetano Tricoli, per il quale sono stati parimenti disposti gli arresti domiciliari. L'operazione non si è limitata ai vertici politici, ma ha coinvolto direttamente i responsabili dell'associazione coinvolta.

Per Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli, rispettivamente rappresentanti legali e componenti di Gentemergente, è scattata la misura interdittiva del divieto di esercizio di attività d’impresa. Per i prossimi 12 mesi, i tre soggetti non potranno inoltre ricoprire uffici direttivi all'interno di persone giuridiche o imprese.

Il Giudice per le indagini preliminari ha firmato l'ordinanza dopo aver analizzato le memorie e le versioni fornite dagli indagati durante gli interrogatori preventivi dello scorso 22 gennaio. Secondo il magistrato, le spiegazioni fornite non sono state sufficienti a scalfire il quadro dei gravi indizi di colpevolezza emersi durante l'attività investigativa.

Nonostante la severità delle misure cautelari adottate per evitare l'inquinamento delle prove o la reiterazione del reato, la Procura ha ribadito il principio della presunzione di innocenza per tutti i coinvolti fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna. Il caso apre ora una profonda riflessione politica sulla gestione dei fondi extra-budget destinati alle associazioni locali.

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